Il proprietario dei Phoenix Suns è finito nell’occhio del ciclone per via di un’inchiesta portata avanti negli ultimi mesi da ESPN. La NBA ha aperto un’indagine interna, ma le analogie con il caso di Donald Sterling, ex proprietario dei Clippers, finiscono qui.

Il 4 novembre 2021, il social media manager e i segretari della ESPN avranno avuto il loro bel daffare. Il mondo di internet e della carta stampata è stato letteralmente preso d’assalto dalla diffusione delle prime indiscrezioni riguardo il caso di Robert Sarver. Il sessantenne di Tucson, un passato e un presente da guru del real estate in Arizona, dal 2004 proprietario della franchigia NBA dei Phoenix Suns e delle Mercury della WNBA (e azionista di maggioranza del club calcistico RCD Mallorca in Liga), è oggi un nome sulla bocca di tutti. Bocca che, a quanto pare, nei 17 anni da proprietario dei Suns non ha saputo tenere a freno.

Il caso Robert Sarver

Oltre 70 persone, fra dipendenti ed ex dipendenti, hanno portato alla luce un sistema di gestione eticamente e moralmente tossico all’interno delle sue aziende. L’inchiesta, a cura del giornalista di ESPN Baxter Holmes, scopre il vero volto dell’imprenditore di Tucson. Un uomo che ama far valere la sua posizione di “dominanza”, utilizzando un linguaggio che la maggioranza dei testimoni ha definito “profondamente razzista”, “misogino”e “sessista”.

Persino i meno avvezzi al mondo NBA hanno ancora in testa il caso Donald Sterling. L’ex proprietario dei Los Angeles Clippers, altro imprenditore multimilionario attivo sul mercato immobiliare californiano, costretto nel 2014 a vendere la franchigia dopo che diverse intercettazioni l’avevano tratteggiato come razzista e “socialmente pericoloso”.

Negli ultimi giorni Holmes è stato ospite del podcast di ESPN “The Lowe Post”, a ha ribadito come Sarver fosse deciso ad opporsi fermamente a qualunque tipo di accusa nei suoi confronti. Diversi addetti ai lavori della franchigia, per giunta afroamericani, come il GM James Jones, Coach Monty Williams e i giocatori simbolo Devin Booker e Chris Paul, si sono detti estremamente sorpresi per tutta la faccenda, affermando di non aver mai sentito Robert Sarver pronunciare parole razziste o misogine.

Caso Robert Sarver in America

Cosa vuol dire per l’NBA?

L’opinione pubblica è divisa secondo le classiche linee del 50 e 50 care agli americani. La questione nello specifico è più profonda di una semplice transazione economica (e di una semplice transizione societaria). I Suns furono acquistati da Sarver nel 2004 per una (allora) cifra record di 401 mln $. La franchigia che nella scorsa stagione ha visto i Lakers perdere le Finals contro i Milwaukee Bucks, oggi vale almeno 3 volte tanto.

Un’eventuale cessione non andrebbe quindi a danno di Sarver, che in questi 17 anni ha anche effettuato grossi investimenti nelle infrastrutture e nelle tecnologie sia per le “practice facilities” sia per l’arena principale, il Footprint Center.

Dopo anni di stallo e di anonimato successivi alle stagioni con Steve Nash, Amar’e Stoudemire e compagnia, i Suns sono tornati ad essere una squadra rilevante nel panorama NBA. Ma i dipendenti della franchigia affermano candidamente che il clima e la cultura aziendale non sono mai stato così “tossici” e che hanno ormai raggiunto un punto di non ritorno.

Come collocare il caso Robert Sarver all’interno del panorama degli sport americani?

È il quesito che dobbiamo porci. Accusare il proprietario di una franchigia di essere una persona moralmente inaccettabile, che tipo di conseguenze dovrebbe comportare? La società americana ancora non ha fatto i conti col suo passato razzista, segregazionista, classista e patriarcale. Per il bene dello sport americano, ha senso ripulire i piani alti da milionari ritenuti motivo di vergogna e imbarazzo per tifosi e addetti ai lavori? E infine, un uomo di 60 anni, ormai troppo cresciuto per poter cambiare la sua visione del mondo, una visione che ritiene di certo vincente sin da quando, nel 1979, ha sostituito il padre prematuramente deceduto ai vertici della piramide aziendale dei Sarver, che tipo di pericolo può rappresentare per le donne che lavorano per lui?

Sarà quindi necessario, se Adam Silver e la NBA dovessero decidere di liberarsi di Robert Sarver, trovare prove concrete dell’effettiva pericolosità sociale dell’uomo. L’impressione è che siamo solo all’inizio di un’indagine lunga e dolorosa, e che per adesso è uscita fuori solo la punta dell’iceberg. Una punta fatta di aneddoti e frasi che vanno dall’infelice al passibile di denuncia per mobbing. Non è ancora sufficiente per cacciare un uomo dalla sua poltrona senza dargli in cambio ciò che vuole.

Fonte immagine copertina: nba.com

Fonte consultata: The Lowe Post (podcast ESPN)

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