La schiacciata di Russell Westrbook ai danni di Rudy Gobert dei Jazz, è il carburante di cui aveva bisogno il vecchio motore dei Lakers. Gli arbitri però non hanno fatto sconti e l’hanno sanzionato per taunting, quando la guardia gialloviola ne ha approfittato per dire due parole al centro francese. Un fischio che non deve sorprendere, ma che sta prendendo troppo spesso una piega grottesca nella NBA.

Russell Westbrook dunk

Russell Westbrook: una stagione da incubo

Più palloni persi che canestri realizzati. Dall’inizio della stagione, la strada dei Lakers per portare Russell Westbrook all’ex Staples Center, oggi Crypto.com Arena (non apriamo adesso la parentesi sulle criptovalute, di grazia), sponda gialloviola, aveva ricevuto solo review negative. Mr. Triple Double ha avuto un rendimento scadente, mai decisivo in positivo nell’ultimo quarto. Lebron, che ai Lakers dopo l’anello del 2020 non ha più ritrovato una squadra competitiva, continua a difenderlo. A sventolare asciugamani a bordo campo, quell’Anthony Davis, altro uomo franchigia, ma sempre con un problema fisico a tenerlo ai box.

La mission accomplished del 2020, il titolo nella bolla da dedicare a Kobe Bryant, era stato il finale perfetto di un progetto di rinascita che, in fin dei conti, si è esaurito in soli due anni. L’uscita di scena contro i Suns al primo turno degli scorsi playoff, era stato salutato come un normale incidente di percorso dovuto agli infortuni. C’era dell’altro, però, anche perché nonostante le statistiche dicano il contrario (sono le stesse da 18 anni), Lebron James comincia ad accusare il contachilometri.

In questo senso, Russell Westbrook doveva essere l’uomo capace di togliere pallone e pressioni dalle gonfie mani del Prescelto, concedendogli un po’ di riposo supplementare in vista dei playoff, al termine della solita lunghissima regular season. Con i Lakers a veleggiare ben al di sotto del 50% e l’infortunio di Davis, non è stato così. Lebron, pure lui in preda agli acciacchi che una lega fisica lascia sul corpo, è stato chiamato ancora ad una stagione di straordinari. Da qui, la massa informe di critiche a Westbrook, con gli haters, che lo accompagnano fin dai tempi di Oklahoma, letteralmente scatenati.

Il risibile “reato” di taunting e la schiacciata della possibile rinascita

Due minuti e spiccioli sul cronometro del secondo quarto di Jazz-Lakers alla Crypto.com Arena. Russell Westbrook fronteggia Royce O’Neal, mentre Lebron James si muove per portare un blocco in punta. Westbrook dribbla agevolmente la guardia avversaria e si butta nel pitturato, dove il centro francese Rudy Gobert, unanimemente considerato il difensore numero uno della Lega nel ruolo, lo attende con le braccia protese lungo i suoi 2.18 di altezza. Una scena che ricalca in parte la famosa schiacciata di Vince Carter alle Olimpiadi di Sydney 2000 contro il francese Frédéric Weiss.

Contesto diverso, finale abbastanza fedele all’originale. Westbrook scala la montagna e schiaccia a canestro con tutta la forza che ha. Forse, condensa in un singolo gesto la frustrazione per le critiche subite durante tutto l’arco di una stagione apparentemente fallimentare. Non c’è nessun Kevin Garnett a tirargli cazzotti per festeggiarlo. Nessun francese, stavolta, vedrà la sua reputazione dissolta da quella fenomenale schiacciata, come è de facto accaduto col povero Weiss, che per anni si è trovato da solo ad affrontare terribili demoni (ma questa è un’altra storia, molto seria).

Westbrook subisce anche fallo, giacché Gobert si trova coi piedi all’interno del semicerchio e le braccia dei due sono venute a contatto. D’altra parte, si gira verso il francese, che dopo la questione covid non è più simpatico a nessuno, e gliene dice quattro. “So what? What!” Che Westbrook avrebbe fatto notare la schiacciata con sale, olio e pepe, c’erano pochi dubbi. Così come, a termini di regolamento, ci sta il fallo tecnico, amministrato dai Jazz alla stregua del libero supplementare della guardia gialloviola. I Lakers finiranno col vincere la partita, ed è certo che la “vittoria promessa” da Lebron e compagni abbia molto da riconoscere a questo momento, quale turning point della gara e, chissà, della stagione.

Torniamo per un attimo sulla questione focale del cosiddetto taunting: sul sito ufficiale della NBA, alla voce regolamentare apposita, si legge:

TAUNTING

If a player blatantly taunts an opponent, a technical foul shall be assessed. The opponent WILL NOT, automatically, be assessed a technical foul. His behavior will be the determining factor.

Simultaneous taunting is a verbal altercation. Verbal altercations and unsportsmanlike conduct will be administered as a double technical foul and no free throws will be attempted.

Technical fouls assessed to opposing teams during the same dead ball and prior to the administering of any free throw attempt for the first technical foul, shall be interpreted as a double technical foul.

A PLAYER(S) GUILTY OF TAUNTING MUST BE SINGLED OUT AND PENALIZED.

If a previous unsportsmanlike act has been committed and if this situation is BLATANT, a technical foul must be assessed and the guilty player(s) must be ejected.

In buona sostanza, a termini di regolamento, il fallo tecnico fischiato a Westbrook ci sta tutto. Ciò che invece, a parere di chi scrive, sta cominciando a diventare eccessivo e stancante, è la continua ricerca di un colpevole da parte degli arbitri, che tentano in ogni modo di limitare l’agonismo delle partite, per paura di perdere il controllo.

Episodio simile è accaduto al rookie Cade Cunningham, ritrovatosi espulso dopo una schiacciata dopo che la guardia dei Pistons aveva indicato, chissà, l’avversario o la sua stessa panchina. Ho trovato personalmente eccessivo il tecnico, soprattutto alla luce del fatto che fosse il secondo, con conseguente espulsione. E che dire di Kyle Lowry, espulso per aver passato la palla all’arbitro con una leggerissima vena maliziosa, dopo un fischio arbitrale?

L’impressione è che più si andrà avanti in questa direzione, più la NBA, che è una Lega di show, di spettacolo per antonomasia, perderà quella componente agonistica, testosteronica, alla base della competizione stessa. Non è questa la direzione giusta per combattere il presunto machismo della NBA, o la sua eventuale deriva aggressiva e anti-sportiva. Non è così che si indica la strada ai ragazzi che seguono il basket, a cui viene insegnato che tutto ciò che imparano per strada è sbagliato.

Un eccesso di esultanza. Un po’ di sano trash talking. Si sta cancellando in una cultura sportiva magari imperfetta, ma per favore, di questo passo, ci sembrerà di essere nel mondo ritrovato da uno “scongelato” Sylvester Stallone in ‘Demolition Man’. Solo che stavolta Wesley Snipes, il cattivo di turno, l’hanno già fatto fuori.

Fonte immagine copertina: Bleacher Report NBA Official FB Account

Fonte consultata: NBA.com

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