Nell’ultima settimana sui social quali Twitter e Facebook hanno cominciato a girare le foto di una gigantesca coreografia della FutbolerasOnceCaldas, facenti parti della barra Holocausto Norte dell’Once Caldas, squadra Colombiana.

Una tale dimostrazione di presenza femminile sugli spalti qui in Europa è ancora un miraggio. Questo perchè è arci noto come il mondo ultras sia molto reticente alla partecipazione femminile nelle curve (si ricordi quel triste episodio delle prime 10 file, tra i tanti). Eppure, il mondo sudamericano del tifo, a livello di machismo e patriarcato, non si può dire certo più avanzato di quello europeo.

Da dove nasce questo fenomeno che sta investendo con prepotenza il tifo sudamericano? Quali sono le realtà presenti?

Una breve panoramica tra Chile e Colombia.

LAS BULLA – NUESTRA CRUZADA – ROSARIO MORAGA (CHILE)

La notte di domenica 29 aprile 2018, una donna ha riferito di essere stata violentata da un gruppo di uomini: tifosi che indossavano magliette dell’Universidad de Chile.

Pur non essendoci stati arresti, la denuncia ha innescato una serie di manifestazioni di piazza che hanno avuto il loro primo traguardo solo pochi giorni dopo quella notte di aprile.

Mercoledì 2 maggio 2018 si è tenuta una manifestazione davanti allo Stadio Nazionale, in segno di ripudio dell’episodio. La manifestazione è stata convocata, tra le altre, dalla commissione di genere dell’Assemblea dei tifosi Blu (AHA), conosciuta anche come “Las Bulla”. Un membro del gruppo, Carolina Rubilar disse: “Abbiamo fatto un appello per manifestare fuori dal National Stadium contro la cultura dello stupro, capendo che quanto accaduto avviene in un contesto in cui la società permette che ciò avvenga. Ad esempio, nei canti in cui si parla costantemente di abusare sessualmente della rivale, una rivale femminilizzata”.

Successivamente, vista anche la enorme affluenza, è stata costituita l’Assemblea femminista di Ñuñoa. Il loro primo incontro avvenne l’8 maggio 2018, in sintonia con il maggio femminista del 2018, quando le donne cilene e del mondo hanno esposto il problema della violenza e dell’ingiustizia contro di loro.

A febbraio è stata creata “Nuestra Cruzada”, un gruppo di fan dell’Università Cattolica. Successivamente, ad aprile, è stata istituita la commissione di genere “Rosario Moraga” del Colo-Colo. Altri club, nelle regioni, hanno formato apposite commissioni per lavorare su questi temi, come Deportes Concepción e Santiago Wanderers.

La commissione “Rosario Moraga” ha iniziato la sua attività nell’ambito del “mese del colocolino”, nell’aprile 2018, e, ad oggi, è l’unica commissione di genere istituzionalizzata che lavora su questioni legate al femminismo.

Un caso particolare è quello dei fan dell’Università Cattolica. Nonostante il rapporto con l’università non sia diretto, i fan capiscono cosa rappresenta: la sua posizione contro l’aborto è nota (attraverso l’UC Health Network). In questo contesto, tra febbraio e marzo 2018, si è formata “Nuestra Cruzada”, un collettivo che ha iniziato a partecipare a manifestazioni femministe e a proporre attività per la squadra di calcio.

Uno dei temi centrali che quelle commissioni hanno da subito affrontato sono i cori: la domanda fu “cosa esprimono i testi dei cori?La maggior di essi trasuda misoginia, fallocentrismo e omofobia. Si fa riferimento alla penetrazione della squadra avversaria e dei suoi tifosi come sinonimo di vincere ed essere campioni, convalidando così una cultura dello stupro.

Il giornalista e sociologo Eduardo Santa Cruz, commentò: “la cultura maschilista cilena è sempre più presente, non si è estinta. Il ragazzo non osa essere macho, ma questo non significa che non lo sia. Quello che succede con le urla dei fan è che si manifesta qualcosa di latente, che è lì sotto, che non è stato estirpato. Ciò che è stato ottenuto è che si ritiene che non sia giusto. Ma è lo stesso“. Per l’accademico, la costruzione dello spazio dei tifosi continua a rispondere ai tratti culturali della società, che continua a riprodurre un’ideologia patriarcale.

Come osserva Carolina Cabello, sociologa e membro del movimento 15 agosto, «mai nella storia [del calcio] noi donne siamo state estranee, anche se gli uomini hanno creato le strutture che ce ne escludevano”.

La straordinaria prestazione della squadra femminile nella Copa América Feminina giocata in Cile fece da definitivo detonatore per far capire il ruolo che le donne hanno nel calcio nazionale. María José Urrutia, calciatrice della nazionale cilena, pur riconoscendo i progessi fatti, ci dice che “dovevamo essere al vertice della Copa América perché si accorgessero di noi”.

Dunque, il problema esiste benchè lentamente lo si stia superando. O si stia tentando di farlo.

Tornando sulle commissioni, un membro di “Nuestra Cruzada”, afferma che uno degli obiettivi principali del suo gruppo è quello di sradicare ogni espressione di machismo nelle canzoni: “Chiediamo solo che non cantino che si fotteranno qualcuno, ma, per alcuni, stai chiedendo loro di cambiare la loro essenza. Dicono che entriamo in un ambiente maschile e dobbiamo adattarci. Si insegna che fa parte del folklore del calcio, ma la misoginia e il patriarcato non lo sono”.

Daniela González, membro della commissione di genere dell’AHA, commenta che la barra è uno spazio che gli uomini difendono molto; È qui che possono esacerbare ed esprimere tutto ciò che reprimono nella vita di tutti i giorni, “quindi si preoccupano che non ci siano donne“.

Questa rivoluzione, come si immaginerà, non venne presa bene. Anzi. Le ragazze de “Nuestra Cruzada” non sono state ben accolti e sono state persino insultate. Non è andata molto meglio per la commissione del “Rosario Moraga”. Marisela Franco, coordinatrice, dice che alcuni cercano di ridicolizzare il suo lavoro. Ad esempio, il giorno in cui l’aborto legale è stato votato in Argentina, i fan del Colo-Colo li hanno rimproverati di voler “uccidere i feti garreros” o “i futuri campioni d’America”.

Nonostante queste reazioni, in molti stanno apprezzando il loro lavoro: sappiamo che gli insegnanti di una scuola le hanno contattate per tenere discorsi nelle loro aule. Il motivo è perchè esiste la convinzione che il calcio sia un ottimo strumento per comprendere e visualizzare i problemi derivati ​​dal maschilismo.

INDIPENDIENTE SANTA FE –  FORTINERAS ONCE CALDAS – FUTBOLERA (COLOMBIA)

Un gruppo di tifose del Club Independiente Santa Fe a metà del 2019 hanno iniziato a cercare uno spazio sicuro per le donne nello stadio. “Ci siamo rese conto che forse il femminismo poteva darci alcune di quelle risposte su come costruire quello spazio sicuro, (…) proprio come risultato di quello stesso amore che concentriamo, quello che ci unisce tutti: l’amore per Santa Fe

Ma non solo loro. In Colombia è nato un movimento di resistenza contro il maschilismo nel calcio colombiano.

Una società su larga scala che si riunisce settimanalmente in una galleria e genera una parte fondamentale di ciascuna delle persone che la compongono“, definisce Juliana Toro, fondatrice di Fortineras Once Caldas. “la barra è uno stile di vita, un meccanismo essenziale per le persone che si collettivizzano“.

Fortineras nasce 16 anni fa nel cuore del North Holocaust. Molte donne si sono radunate lì. Hanno sempre  cantato, gridato, dipinto, fatto a pezzi la carta (usanza tipicamente sudamericana) e viaggiato per vedere la propria squadra. Senza, però, avere né voce né volto. In mezzo a canti sessisti e posture denigratorie, diverse donne hanno avuto l’idea di organizzarsi.

L’Holocausto Norte, come altre barras popolari in Colombia, hanno vari sotto gruppi al loro interno col proprio nome, la propria posizione e la propria “pezza”. “Ci hanno detto che non avevamo la forza e la resistenza per restare, per viaggiare, per prenderci cura di una pezza”, dice Juliana.

Las Fortineras hanno dovuto fare un vero e proprio periodo di prova sul campo di sei mesi. I leader della barra hanno chiesto, per essere accettate in curva, di: assistere a tutte le partite in casa e viaggiare in altri stadi del Paese. Infine, nel 2006, hanno dato loro l’approvazione e la loro pezza si è guadagnata spazio sulla ringhiera dello stadio Palogrande.

Ma come accade spesso, anche in questi movimenti si assistono a forme di palese dissenso. Non tutte le tifose, infatti, condividono questa posizione. È il caso di Myriam Andrea Ordóñez Pinzón, rappresentante del Colectivo Fútbola, ​​mujeres, conciencia y Sociedad, delle tifose di Millonarios, che assicura che “i tifosi colombiani sono totalmente incompatibili con una posizione femminista sul calcio, perché, storicamente sono scenari collettivi sempre diretti da una prospettiva maschile dove si riproducono pratiche patriarcali”. Ecco perché ritiene necessario generare trasformazioni al loro interno, “perché las barras sono anche uno scenario di lotta per tutte noi che pretendiamo di essere femministe e insistiamo a sviluppare azioni dal nostro punto di vista di tifose donne

Durante la pandemia, le varie entità del paese femministe hano dato vita all’idea di una Coordinamento del calcio femminista colombiano: uno spazio in cui collettivi, o anche coloro che si definiscono club femministi, possano concordare assieme l’agenda del movimento, porsi scopi comuni ed unirsiper rendere visibile una lotta che stanno sostenendo.

Questo Coordinamento è composto anche da arbitri e giocatrici professioniste.

Le tifoserie femministe oggi potrebbero essere viste così: una piccola squadra che cresce ogni domenica sugli spalti della Colombia e che, senza dubbio, si è prefissata di andare in prima linea contro le pratiche sessiste dei tifosi a cui appartengono.

Crediamo che ci sia reticenza o rifiuto per via dell’ignoranza di cosa sia il femminismo, di ciò che facciamo come La Popular, ma questo si trasforma quando le persone e in particolare le donne imparano di più su come lavoriamo tra loro“, affermano i membri di La CISF femminista popolare.

In questo scenario ci sono anche le Sororidad Roja, un gruppo del Deportivo Independiente Medellín, fondato un anno e mezzo fa.

Abbiamo ricevuto un invito da un membro del Rexixtenxia – la più grande barra popolare della squadra –  per parlare dell’attualità del club“. Dunque un riconoscimento ultras chiaro e palese.

Nonostante ciò, non era tutto oro ciò che luccicava, visto che “negli stessi incontri che abbiamo avuto, abbiamo anche scoperto che non ci consideravano una gang perché siamo una comunità tutta fatta di donne“. A Sororidad Roja venne detto che erano ‘un branco di vecchiette che non sanno nemmeno di calcio”.

Le ragazze, ovviamente, non si sono per nulla scoraggiate poichè pienamente coscienti di ciò che devono sfidare: “Questo genere di cose siamo abituate a sentirle, ma dobbiamo affrontarle“.

Nonostante le difficoltà, dunque, il femminismo nel calcio sta riuscendo a raggiungere molte donne e uomini. 

Queste donne, queste organizzazioni sono la prova che è necessario un radicale cambiamento nella cultura del tifo. Ad ogni latitudine. Occorre scardinare ogni spazio patriarcale.

Parafrasando il noto sglogan: El fútbol será feminista o no será!