Sono tanti gli atleti di origine albanese -nel calcio come in altri sport- che, nati e/o cresciuti nella diaspora, scelgono di rappresentare la nazionale dell’Albania per i forti legami con la cultura di origine. La storia di Ivan Balliu Campeny, invece, è ancora diversa, atipica: ignaro delle proprie origini albanesi, figlio di un indipendentista e a sua volta sostenitore dell’autodeterminazione catalana, viene contattato dalla Federazione albanese. Balliu è un cognome comune tra gli albanesi e Ivan è nipote di un migrante albanese, giunto in Catalogna anni e anni prima.

La Catalogna, l’indipendentismo

Ivan Balliu Campeny, classe ’92, è un terzino del Rayo Vallecano e della nazionale albanese. Nato a Caldes de Malavella, piccolo comune catalano a Girona, la sua storia si intreccia inaspettatamente alla nazionale del Paese delle Aquile. Il padre di Ivan, Salvador Balliu, è sindaco di Caldes e militante di Junts -partito
indipendentista catalano di cui fa parte anche Carles Puigdemont. Spesso, col fiocco giallo sulla  giacca, Salvador è andato a incontrare l’ex presidente della Generalitat, in esilio in Belgio.  Anche Ivan si è pubblicamente espresso a favore dell’indipendentismo catalano: nel 2017,  mentre giocava al Metz in Francia, ha preso un aereo per volare in Catalogna e votare al referendum unilaterale istituzionale e popolare di indipendenza. Ha successivamente criticato la repressione poliziesca che ha accompagnato quella giornata.

Origini migranti

Se la storia recente della famiglia Balliu è visceralmente legata al territorio catalano è grazie a un passato di migrazione. Il cognome ‘Balliu’ è straniante in Catalogna ma diffusissimo tra gli albanesi. Per questo la Federazione albanese nel 2016 ha contattato Ivan e il padre: dopo un’analisi genealogica scoprono che il bisnonno, cento anni prima, era emigrato dall’Albania verso l’Australia, clandestinamente in una barca. Successivamente sarebbe andato in
Catalogna, dove si sarebbe innamorato –e sposato- con una giovane ragazza catalana. La Federazione propone a Ivan di giocare per l’Albania. Balliu accetta subito. L’esordio arriva durante la guida del CT Panucci e avviene proprio contro la nazionale spagnola, nel 2017.
La diaspora albanese è diffusa in tutto il mondo. Ma se è solito che giocatori nati e/o cresciuti nella diaspora, con un vissuto e un background migratorio, scelgano autonomamente la nazionale delle proprie radici per legami culturali, linguistici, familiari etc. (come Armando Broja, Nedim Bajrami o Kristjan Asllani), la storia di Balliu è a sé stante in quanto totalmente inconsapevole dei legami che i suoi familiari hanno avuto con l’Albania.

Dalla Masia a elemento cruciale del Rayo

Calcisticamente Balliu cresce nella Masia del Barcellona, incontrando allenatori come Luis Enrique e Pep Guardiola. Terzino di spinta, ottimo nei cross e nei passaggi, abile nella fase difensiva. Non esordisce mai in prima squadra. Si trasferisce all’Arouca in Portogallo, successivamente al Metz in Francia, poi all’Almeria, in Andalusia. Oggi è titolare inamovibile al Rayo in Liga: il giocatore con maggiore minutaggio per la squadra operaia delle Vallekas ed eletto due volte ‘giocatore del mese’ per i rayisti. Attore cardine dell’ottima stagione del Rayo che sta compiendo un discreto campionato e un’ottima Copa del Rey (eliminati solo in semifinale dal Betis di Siviglia).

Spagna-Albania: tra indipendentismi e centralizzazioni

Il 26 marzo la nazionale albanese guidata da Edy Reja ha affrontato in amichevole la Spagna nello stadio dell’Espanyol (squadra in cui gioca anche Bare, altro nazionale albanese). Il luogo e lo stadio hanno un forte valore simbolico e politico: dopo diciotto anni ‘La Roja’ torna a disputare una partita in Catalogna. E se i Blaugrana del Barcellona rappresentano le correnti indipendentiste della città e della Catalogna, nell’Espanyol convergono le reazioni unioniste e le pulsioni del centralismo spagnolista. La frattura è emersa prima, durante e dopo la partita: stadio gremito, centinaia di bandiere dell’Espanyol, coreografia unionista. Presenti esponenti del partito di estrema destra Vox, inni franchisti e contro Puigdemont, cori per l’unità nazionale e striscioni che indicano la Catalogna come spagnola e Kosova come serba. Quest’ultimo parallelismo ha un diretto e recente precedente calcistico: la Spagna, proprio in chiave politica di contrasto agli indipendentismi interni, non riconosce la nazionale di Kosova, affrontata nel 2021. Nella partita in Spagna le emittenti televisive statali avevano l’ordine di non pronunciare la parola ‘Kosova’ e nominarla esclusivamente attraverso perifrasi, talvolta imbarazzanti, e ridurne lo status a provincia anzichè stato indipendente. Nella partita di ritorno una coreografia attese gli spagnoli: benvenuti nella Repubblica di Kosova. Albanesi di Kosova e catalani, in quel caso, si diedero solidarietà reciproca.

Un presente da vivere, un futuro da scrivere

La partita tra Spagna e Albania è terminata 2-1. La vittoria spagnola è arrivata solo al termine. Ivan Balliu ha giocato titolare e, da tifosi e addetti, è stato nominato migliore in campo insieme ad Armando Broja. Ancora si intrecciano strade che coinvolgono dispute di autodeterminazione/ centralizzazione: stavolta un indipendentista catalano, nipote di storie migranti e giocatore dell’Albania, ha affrontato (nuovamente) la Spagna. Un peso e forse una motivazione ancora maggiore per dare il massimo in campo.
Ivan ha pubblicamente dichiarato che giocherebbe per la nazionale catalana, qualora la Catalogna ottenesse l’indipendenza. Nel mentre, spinge sulla fascia per i ‘Rossoneri’, acclamato dai tifosi che ne riconoscono le qualità e il valore calcistico. Tra sogni personali e collettivi: la Catalogna libera, la qualificazione a Euro ’24 con l’Albania. Storie che si intrecciano, storie ancora da scrivere.

Fonte immagini: Federata Shqiptare e FutbollitRayo Valecano

Fonte consultata: CCMAVilaweb

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