L’evento bellico ha per sua natura un effetto duplice e concettualmente strano: dilania e unisce. Il caso ucraino è emblematico, specie sotto l’ottica del tifo organizzato.

Guerra. Il ritorno della storia. Nuovamente. Quella più brutale e insensata. Ma nessuna novità. Ovunque nel mondo dove ora si sta combattendo. Yemen, Somalia, Palestina, Kurdistan, Siria etc. Non dimenticando altri scenari, benchè formalmente cessati, quale quello ceceno, iracheno o afgano. Il circo mediatico, le grandi istituzioni mondiali, l’opinione pubblica, però, hanno piantato le tende in Ucraina. Perché conflitto “nel cuore dell’Europa“, stando alla deifinizione emotiva mainstream, dopo 70 anni e più di pace. Con ciò elidendo dalla memoria storica la sanguinosa dissoluzione yugoslava (sino al Kosovo) ma anche, più banalmente, il fatto che nell’est ucraina si combatte già da 9 anni una guerra di posizione dilaniante.

Il salto di qualità dell’azione militare, la sua narrativa “minuto per minuto” (metodo di cronaca che iniziò con l’invasione irachena del Kuwait) e l’accentuazione emotiva dimostra che esiste una gerarchia dei conflitti. Classi di guerre. Un pò, se si vuole, come quelle energetiche. Questo assunto, però, è completamente errato. Se lo si rovescia, già solo linguisticamente, emerge la brutalità del pensiero occidentale perchè dimostra come esistano non classi di guerre ma guerre di classe. Popoli messi l’uno contro l’altro senza il loro volere. Adolescenti mandati come carne da macello. Odio fomentato da anni di propaganda, mire imperialiste e sentimenti nazionalisti.

Tutto ciò esacerbato da crisi economiche malcelate il cui unico rimedio è alimentare il warfare. Un leviatano che ha costante bisogno di nutrirsi. Indifferente il palco sul quale questa rappresentazione viene portata. Il pubblico sarà sempre lo stesso. Così come il canovaccio. Poi c’è il fato. Quel fattore imponderabile che ti consente di guardare la diretta del massacro dal divano o che ti farà opprimerà per sempre il pensiero e l’orecchio dalle sirene antiaree o dal sibillio dei proiettili.

In questo conflitto c’è un fenomeno, non nuovo, ma che si è evoluto e forse raffinato. Un attore che in altre realtà pare essere meno presente. Un fattore già visto nella precedente grande guerra europea, quella yugoslava: gli Ultras.

Ultras nel conflitto Yugoslavo

Nella guerra che vide dissolvere la Yugoslavia gli ultras croati e serbi furono tra i protagonisti.

Pomeriggio del 22 marzo 1992, il Partizan di Belgrado visitò lo stadio Maracana da 60.000 posti della Stella Rossa per il derby. Uno dei più infuocati del pianeta. Un odio atavico. Gli scontri sono sempre stati all’ordine del giorno. All’interno dello stadio, una volta iniziata la partita, li “Delije” (eroi) hanno iniziato a schernire i “Grobari” (becchini) come “froci, turchi, musulmani, neri, comunisti“. Nulla di insolito. L’anomalia di quel giorno, però, emerse immediatamente. I canti si fermarono. Un gruppo di paramilitari serbi (qulle che verranno conosciute come le “Tigri”) prendono posizione fisica nello stadio. Erano circa 20 e, uno per uno, tenevano in alto i segnali stradali: “20 miglia a Vukovar”; ’10 miglia a Vukovar’; “Benvenuto a Vukovar”. Vennero braditi al cielo altri segnali stradali, ognuno con il nome di una città croata caduta in mano all’esercito serbo. Dall’alto della tribuna, Arkan, il famigerato comandante, emerse per ricevere l’applauso di tutto lo stadio. Non più conflitto ma unità nell’odio per i croati. Si saldava il più feroce nazionalismo serbo.

Questo fenomeno, però, aveva radici profonde. Per tutta la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, i campi di calcio della Jugoslavia divennero luoghi popolari per il reclutamento dei nazionalisti. Nel maggio 1980, quando il maresciallo Tito morì, sia in Serbia che in Croazia venne compreso il valore unificante del calcio nella promozione delle tesi nazionaliste.

Il 13 maggio 1990, altra partita storica, la Stella Rossa si recò in Croazia per incontrare la Dinamo Zagabria, in quella che sarebbe stata l’ultima partita prima del crollo del vecchio campionato jugoslavo e con esso lo stato stesso. Migliaia di Delije hanno combattuto contro i “Bad Blue Boys” di Zagabria, così come la polizia locale. La partita, come noto, venne interrotta dopo 10 minuti, ma non prima che Zvonimir Boban avesse preso a calci un poliziotto che stava cercando di impedire agli hooligan croati di attaccare l’estremità della Stella Rossa.

Lo stesso Slobodan Milosevic divenne molto preoccupato per le attività dei Delije tanto che ordinò a Jovica Stanisic, l’ex capo della sicurezza di stato, di arruolare Zelijko Raznatovic – Arkan – per aiutare a controllare e dirigere la violenza su altri scenari. Arkan capì che la Stella Rossa poteva essere per lui ciò che il Real Madrid era per Franco: una forza di potere e di influenza. Nel giro di un anno iniziò a reclutare e organizzare le famigerate Tigri per combattere la guerra in Croazia e, successivamente, in Kosovo. Centinaia di ultras erano orgogliosi di unirsi alle sue squadre di sterminio. Ma non tutte le Tigri erano Delije, molti erano becchini del Partizan.

Il quadro, però, proprio in virtù della ferocia che si scatenò in quel conflitto è profondamente mutato. Le cicatrici sono rimaste ben incise sulla pelle dei serbi. Durante, infatti, il match di Europa League tra Stella Rossa e i Rangers di Glasgow la stessa tifoseria serba ha esposto questo striscione

Gli ultras, dunque, per la prima volta nella storia dei conflitti moderni, assumo un ruolo centrale grazie alla loro organizzazione e alla loro capacità reclutativa. Una dinamica molto similare, benchè ad oggi apparentemente meno feroce, si sta ripetendo nello scenario ucraino

Ultras nel conflitto ucraino

Sin dalla dichiarazione di indipendenza, gli ultras hanno assurto uno ruolo centrale nelle dinamiche ucraine. La vittoria dei manifestanti durante la famosa rivoluzione arancione è stata ottenuta anche grazie all’aiuto di un gran numero di ultras. Quasi tutti provenivano da gruppi di estrema destra. Questi, durante quei giorni, convergevano su EuroMaidan (Maidan, in ucraino, significa piazza), seppellendo le rivalità, portando con sé l’esperienza nel combattere con la polizia. Così facendo hanno guadagnato il rispetto anche dei manifestanti più liberali perchè braccio armato della rivoluzione. Da quel momento sono divenuti veri e proprio attori principali, con la benedizione del potere politico.

 

Serhii Filimonov e il battaglione Azov

Quando è iniziata la rivolta, le vecchie rivalità calcistiche sono svanite. Serhii Filimonov, leader ultranazionalista nonchè ultras e attore, in un’intervista per il libro “1312 Among Ultras” disse: “Poco prima di Maidan sono stato assalito da 20 tifosi antifascisti dell’Arsenal Kyiv. Ero più che arrabbiato” (L’Arsenal Kyiv è l’unico club leader in Ucraina con ultras di sinistra) “Quando Maidan è iniziata, ho visto gli stessi ragazzi lì! Ma ho detto che non era il momento [della vendetta]. Quindi, ho stretto loro la mano. Abbiamo queste differenze ideologiche e di club ma ci siamo stretti la mano. Maidan non era di sinistra o di destra, nazista o comunista, o altro. Questa è stata la guerra contro Yanukovich”. I giorni che hanno preceduto il sanguinoso epilogo della rivolta di Maidan furono caotici. Gli ultras, dice Filimonov, sono scesi in prima linea “per dare alle persone a Maidan un senso di sicurezza e comprensione di essere sorvegliate. Non combatteranno fisicamente, giusto? Ma dà loro la sensazione di avere un sostegno e persone disposte a rinunciare alla propria vita per questa nobile causa”.

Quando la Russia ha annesso la Crimea, migliaia di ucraini ordinari si sono offerti volontari per aiutare l’esercito tristemente impreparato e sottofinanziato del loro paese. Un battaglione di volontari, Azov, comandato da un ex prigioniero politico Andriy Biletsky, che si distinse per aver fondato l’Assemblea nazionalsocialista, una coalizione di gruppi nazionalisti estremisti, di destra radicale e neonazisti. Il suo obiettivo, secondo un manifesto del 2014, era “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale… contro Untermenschen guidato dai semiti”. Si pensi che questo battaglione affonda le sue radici nel gruppo Ultras del FC Metalist Kharkiv “Sect 82” che, per ironia della sorte, era gemellato, sino al Settembre 2013 con gli ultras dello FC Spartak Moscow .

La maggior parte dei soldati Azov proveniva da membri degli ultra-gruppi ucraini: si sono rivelati un’unità temibile e notoriamente hanno ripreso la città portuale strategicamente vitale di Mariupol dalle forze sostenute dalla Russia nel giugno 2014. Un film, The Ultras, è stato girato e mostrato in prima serata TV che mostrava come gli ultras avevano trionfato a Mariupol e ha preso una coraggiosa resistenza all’aeroporto di Donetsk in frantumi.

Filimonov e i suoi ultras hanno un nuovo status elevato in Ucraina. Laddove una volta erano visti come personaggi irrilevanti, quasi comici, ora sono festeggiati come eroi rivoluzionari. “La maggior parte dei liberali ucraini ha una stretta relazione con i nazionalisti radicali”, afferma il professor Volodymyr Ishchenko, sociologo del Politecnico di Kiev. “Li legittimano, tollerano e giustificano la loro violenza. Questo è uno dei maggiori problemi della società civile”.

Il 21 aprile 2019 il comico e novizio politico Volodomyr Zelensky viene eletto presidente al secondo turno di votazioni, vincendo il 73 per cento dei voti contro il 25 per cento di Poroshenko.

In uno dei suoi primi atti, Zelensky anticipa le elezioni per il parlamento ucraino da ottobre a luglio, probabilmente troppo presto perché il Corpo nazionale possa fare una svolta. Il leader del partito Biletsky concorda un patto con i partiti di estrema destra Svoboda e Settore destro nella speranza di raggiungere la soglia del 5 per cento e ottenere uno sconvolgimento elettorale. Quando viene annunciata la lista combinata di 20 persone, Filimonov non c’è. Si dimette dal partito nei giorni successivi all’annuncio, citando uno scandalo di corruzione ad Azov, e dice che formerà il suo gruppo politico, provvisoriamente chiamato “Honour”.

Come dimostra il racconto di Filimonov, gli ultras del calcio ucraino sono stati e sono attualmente una forza importante sul campo di battaglia.

 

Il movimento Ultras: dalla rivoluzione Maidan a oggi

Gli ultras in Ucraina si mobilitano facilmente per le partite. Hanno una presenza online attiva (il gruppo Vkontakte degli ultras ucraini ha circa 50.000 follower); organizzare il trasporto e l’alloggio; preparare striscioni, equipaggiamento per i fan e fuochi d’artificio; oltre a creare canzoni e canti per le prossime partite. Alcuni membri ultra non perderebbero mai una partita in trasferta e seguiranno le loro squadre in paesi diversi se possono permetterselo.

Da sempre anti-establishment, non affiliato a nessun partito politico, compresa l’opposizione. Hanno iniziato a mobilitarsi dopo il 2011 quando hanno lanciato campagne a sostegno di Pavlychenki, un padre e suo figlio di 19 anni che sono stati giudicati colpevoli dell’omicidio del giudice di Kiev Sergii Zubkov nel marzo 2011. Entrambi avrebbero vendicato lo sfratto ordinato da lo stesso giudice un anno prima. Nonostante la mancanza di prove convincenti e testimonianze contrastanti, il padre è stato condannato all’ergastolo e suo figlio a 13 anni di carcere. Quest’ultimo, Sergii, apparteneva agli ultras della squadra di calcio di Kiev “Dynamo”. Uniti dal loro motto di solidarietà “Uno per tutti e tutti per uno“, gli ultras di diverse squadre di calcio hanno lanciato una campagna coordinata chiedendo il loro rilascio.

Centinaia di ultras si sono radunati regolarmente per protestare durante udienze bimestrali in tribunale e marce organizzate, inclusa la manifestazione a Kiev il 25 novembre 2012 con circa 5.000 manifestanti. Gli ultras avrebbero anche portato gli striscioni “Free Pavlychenki” alle partite di calcio e avrebbero coperto Kiev con graffiti ricordando ai passanti la protesta in corso per la libertà di Pavlychenki. Ultras di altri club sono giunti nella capitale per unirsi alle proteste con i loro striscioni “Oggi Pavlichenki. Domani tu” e “Insieme, fino alla fine!” La campagna continuò fino a dopo la Rivoluzione Maidan, quando il padre e il figlio furono infine liberati dalla prigione. A quel tempo, gli ultras avevano acquisito più di due anni di esperienza nell’attivismo, organizzando campagne e costruendo solidarietà tra i loro membri in tutto il paese. Queste abilità furono usate e migliorate anche durante la Rivoluzione Maidan.

Quando la rivoluzione, come sopra accennato, si è allargata gli ultras di diversi club hanno dichiarato il loro sostegno e solidarietà ai manifestanti. Schierandosi, di fatto, definitivamente nel processo rivoluzionario.

In tutte le città, gli ultras hanno sempre funzionato da braccio armato della protesta. Proteggevano i manifestanti dai Titushki (paramilitari) e impedivano gli attacchi della polizia. A Kiev, gli ultras della “Dynamo” hanno formato squadre di sorveglianza notturna per pattugliare la città per contrastare potenziali attacchi della polizia e dell’esercito. Sulla pagina Vkontakte l’annuncio diceva: “Facciamo appello a tutti coloro che non si sono ancora uniti per difendere Kiev dai teppisti assoldati. Raduna le squadre di difesa con le auto per la notte. Dovresti coordinarti tra loro dove ti incontrerai, in caso di emergenze e quali vie di fuga utilizzerai, se improvvisamente la comunicazione mobile e Internet verranno disconnesse. . . Vestiti in modo tale da offrire la massima sicurezza. Ogni auto dovrebbe avere un kit di pronto soccorso.

In Crimea e Donbas (regione di Donetsk e Lugansk), i titushki assunti dal governo, allora filo russo, hanno organizzato una “caccia” agli ultras. Ciò non li ha scoraggiati, tanto che hanno continuato a presidiare le piazze. Nella seconda metà di gennaio, dopo i peggiori attacchi delle autorità dall’indipendenza dell’Ucraina, che hanno visto uccisi quattro manifestanti, i tifosi di Donetsk, Poltava, Odessa, Lviv, Lugansk e altre città hanno scritto lettere aperte di sostegno ai manifestanti di Maidan a Kiev e hanno condannato le azioni delle autorità. Oltre ad esprimere il sostegno, gli ultras della Donetsk “Shakhtar” hanno chiesto il boicottaggio degli eventi calcistici organizzati dal loro club. Questo perché il suo proprietario era il più ricco oligarca ucraino Renat Akhmetov, che era vicino al presidente Victor Yanukovich e al suo partito al governo.

Storicamente, c’è sempre stata profonda rivalità tra le squadre di calcio in Ucraina. In particolare, gli ultras della “Dynamo” di Kiev, insieme agli ultras di Leopoli “Karpaty” e Dnipropetrovsk “Dnypro”, sono stati coinvolti in una lotta continua contro quelli del “Chornomorets” di Odessa, gemellati con gli ultras dello “Shakhtar” di Donetsk e del “Metalist” di Kharkiv. Nonostante questo, la solidarietà tra i diversi gruppi ultras si è definitivamente cementata quando hanno dovuto fronteggiare il regime di Yanukovich. Essa si è sviluppata spontaneamente sin dalle prime settimane della rivoluzione, ma si è ufficializzata il 13 febbraio 2014 quandohanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui annunciava una “tregua” formale tra tutti i club di tifosi di calcio: “Riteniamo che continuare qualsiasi confronto tra di loro sia un crimine che si giocherà contro noi stessi e alla fine non farà che peggiorare l’attuale situazione nella società“, si legge nella dichiarazione degli ultras. “Il rapporto tra noi dovrebbe essere basato sul principio che siamo tutti in primo luogo ucraini“. Sono state incluse anche disposizioni di non aggressione, come il divieto di risse in strada all’interno e all’esterno dello stadio, la presa o il fuoco di striscioni, sciarpe e altri attributi dei tifosi dalle squadre avversarie, l’esibizione di striscioni offensivi e dichiarazioni reciproche o sul città da cui provenivano i gruppi.

Inoltre, gli ultras hanno sottolineato che ci sarebbe un’applicazione rigorosa delle politiche di non aggressione. Da Lugansk ai Carpazi, un tifoso dopo l’altro è un amico e un fratello è diventata una dichiarazione di unità popolare. È stata stampata sugli adesivi distribuiti negli spazi pubblici in diverse città dell’Ucraina e ha mostrato fino a che punto gli ultras erano riusciti a superare le loro divisioni interne.

Commentando questa straordinaria unità, uno degli ultras del “Metalist” di Kharkiv, Maxim “Cowboy”, ha dichiarato: “Tre anni fa diversi gruppi di ultras ucraini non avevano buoni rapporti, per usare un eufemismo. Ora abbiamo raggiunto una tregua a livello nazionale. Questa è stata la prima volta nel movimento ucraino. In molti altri paesi, questo non è mai successo! Quando c’è una minaccia, come c’è adesso, quando viene messa in discussione l’integrità del Paese, questo è qualcosa di più grande di una faida tra i club“.

Una settimana dopo la fuga di Yanukovich da Kiev, il 21 febbraio 2014, una nuova minaccia ha cominciato a emergere, prima con l’annessione della Crimea e poi con i disordini nell’Ucraina orientale. Gli ultras hanno risposto in modo organizzato e disciplinato. Le marce di unità che hanno riunito vari club di calcio si sono verificate frequentemente. Gli acerrimi nemici, ultras del “Dnypro” di Dnipropetrovsk e del “Metalist” di Kharkiv si sono riuniti sulle tribune per esprimere solidarietà e chiedere l’unità dell’Ucraina. Circa 1.500 ultras di Sebastopoli hanno marciato insieme agli ultras del “Dnypro” sotto lo striscione “La Crimea è l’Ucraina“.

Il 18 maggio 2014, dieci squadre di calcio hanno organizzato un’iniziativa per l’“Ucraina Unita” che prevedeva una marcia sul ponte pedonale a Kiev, alla quale hanno partecipato circa 3.000 tifosi. È seguito uno spettacolo di fuoco con fuochi d’artificio e canti popolari. Nel frattempo, a Dnipropetrovsk, nell’Ucraina orientale, gli ultras locali insieme ad altri attivisti hanno dipinto l’esterno dell’hotel di 16 piani “Parus” con i colori nazionali che avevano la forma dell’emblema ucraino alto 20 metri (66 piedi) “Tryzub. ” Le persone hanno donato vernice e denaro e a coloro che non potevano offrire nessuno dei due è stato chiesto di contribuire con il loro tempo per dipingere. Con gli sforzi di circa 50 persone, il progetto è stato realizzato in otto ore, lasciando l’enorme impronta dell’identità ucraina sullo skyline della città. I graffiti degli ultras, come “United Ukraine” e “Glory to Ukraine“, si sono diffusi in tutte le città del paese.

La Rivoluzione Maidan ha portato la mobilitazione degli ultras a un altro livello. Unità, solidarietà e disciplina hanno aiutato i tifosi ucraini a organizzare campagne efficaci in tutto il paese. Successivamente, gli ultras sono diventati una forza visibile per un’Ucraina unita, organizzando marce regolari, proteste, divulgando canzoni rivoluzionarie e distribuendo graffiti, striscioni e adesivi per far avanzare i loro messaggi.

L’Equipe, il 25 Febbraio scorso, ha intervistato un ultras dello Zorya che ha raccontato di come gli ultras in Ucraina, combattono sottotraccia in prima linea nel Donbass, i separatisti filorussi. Aggiungendo che i servizi segreti russi hanno delle liste di ultras da eliminare il prima possibile.

Abbiamo resistito all’aggressore in ogni modo possibile, prima per strada e poi, per alcuni, contro armi e carri armati. Non appena il presidente russo ha dichiarato guerra, questo giovane nativo di Donetsk ha disattivato tutti i mezzi di comunicazione. Ha detto che era pronto a combattere nell’ombra”. L’intelligence russa ha un elenco con nomi, indirizzi e numeri di telefono degli tifosi dello Shacktar Ultras: “Non è stato un caso isolato, la caccia agli ultras è in pieno svolgimento […] Vasili Ovcharenko, in prima linea, pistola in mano, adesivo del club sulla mitragliatrice, ha cercato in qualche modo di contenere le forze separatisteQuelli come lui sono tra i primi sulla lista nera una volta che l’esercito russo sbarcherà nelle loro città”.

Il giorno dell’invasione russa, gli ultras della Dinamo Kyiv hanno pubblicato sul loro sito il seguente messaggio: “Siamo stati attaccati dalla Russia alle 4:00. Siamo pronti a combattere. Uccidiamo tutti gli occupanti che vengono nella nostra terra. Chiama tutte le persone che hanno onore: vai all’ambasciata russa e protesta. Vai dal tuo governo e ordina loro di combattere contro un nemico comune. L’Ucraina è lo scudo dell’Europa. Insieme siamo potere. Grazie”.

Come si è visto, gli ultras ucraini hanno mostrato, dapprima, un notevole grado di autocontrollo e disciplina durante la rivoluzione di Maidan. Questo, però, è durato poco. Difatti, dallo scoppio degli scontri nelle zone orientali e in Crimea le frange più radicali del movimento si sono unite, come descritto da Filimonov, ai battaglioni di volontari per combattere i separatisti e le milizie russe. Si badi, però, non solo il battaglione Azov e i neo nazisti. Il movimento di difesa ultras sta vedendo anche parecchie formazioni antifasciste come quelle provenienti dall’Arsenal Kiyv o come quelli del Metalist

La situazione in Ucraina, dunque, è molto frammentata. Liquida, si direbbe. I protagonisti frammentati in ideologie distanti anni luce ma uniti, per quanto? Dietro la difesa del suolo e della patria. Il 28 Febbraio sono iniziate le trattative per un accordo di pace che, francamente, è auspicabile. Difficile. Complesso. Ma unica via per chiudere almeno questo capitolo. Di per certo un dato rimarrà: la folta presenza ultras ed il loro definitivo salto di qualità a livello militare. Difatti, il movimento ultras dell’est europa non è solo un fenomeno sociale e politico, come nel resto del continente, ma è ampiamente, ormai, strutturato anche come movimento para-militare.

Un balzo in avanti operativo di cui tenere presente. Specialmente perchè, per la maggior parte, è completamente orientato su ideologie neo naziste e suprematiste. Il quadro che si potrebbe delineare per il futuro appare molto di stampo sudamericano dove i paramilitari sono l’ago della bilancia di ogni governo. Il pericolo dei c.d.  foreign fighters è molto forte come confermato dalle inchieste della Procura di Genova del 2019 e da una informativa dei ROS dei Carabinieri emanata poco prima dello scoppio del conflitto. A riprova di ciò, sul confine polacco-ucraino ultras polacchi formano milizie per “scremare” e braccare i migranti che non sono ucraini. Con il benestare della polizia di frontiera.

Gruppo Ultras Polissya (White Family) volontari al fronte di Zhytomyr (Ucrania)

Fonte consultata: https://www.opendemocracy.net/en/civilresistance/ukrainian-soccer-ultras-allies-of-resistance/ e link nel testo

Foto: https://playcrazygame.com/2022/02/27/hooligans-and-ultras-join-the-fight-in-ukraine/

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