Valerio Raccuglia racconta allo Sport Online la sua carriera da allenatore in Oceania

Valerio Raccuglia è nato a Leinì, vicino Torino, 46 anni e da circa 10 anni vive con la famiglia – la moglie e due figli – in Oceania. Lavora come allenatore di calcio da quando ha smesso di giocare in seguito a un infortunio al ginocchio, a 28 anni. Il suo mestiere lo ha portato prima in Danimarca, poi ha deciso di fare il grande salto e si è trasferito in Nuova Zelanda. Ha vinto due campionati regionali con i Miramar Rangers AFC (2013 e 2014), poi ha lavorato come video analyst per i Wellington Phoenix, squadra neozelandese che disputa la A-League australiana, quindi ha fatto per due anni il Direttore Tecnico al Bay Olimpic. Nel 2017 arriva la chiamata che non si aspettava. Il presidente della Federazione di calcio di Samoa lo chiama per fare il Direttore Tecnico. Lui e la moglie non ci pensano un attimo e volano ad Apia, capitale dell’arcipelago polinesiano. Lì lavora anche come allenatore dell’u20 maschile e dell’u18 femminile, oltre a gestire corsi di formazione sui metodi di allenamento per gli allenatori locali. Dopo aver fatto l’assistente della nazionale neozelandese ai mondiali u20 nel 2019, oggi è l’allenatore del North Shore United AFC, uno dei club più antichi della Nuova Zelanda, 6 volte vincitore della  Chatham Cup e squadra di Wynton Rufer, nominato calciatore oceanico del XX secolo.

Intervistato e intervistatore si sorseggiano entrambi un caffè, il primo dopocena il secondo per colazione. Magie internautiche dell’età contemporanea.

INTERVISTATORE: Quando e come decidi di trasferirti in Oceania?
VALERIO RACCUGLIA: A settembre 2021 ho festeggiato i 10 anni dalla partenza (sorride). Bisogna tornare al 2008. In quel periodo io stavo allenando in Danimarca, ma non è che fossi troppo contento. Avevo bisogno di trovare nuovi stimoli. Io e mia moglie tornammo in Italia per le vacanze e decidemmo insieme di tentare una nuova avventura. Ero stato contattato da un paio di club in Scozia ma il clima rigido e l’eterna pioggia ci dissuasero dal trasferirci là. Qualche settimana dopo mi arrivò una proposta da Wellington (Nuova Zelanda) e partimmo senza pensarci troppo.

I: Però anche Wellington è decisamente piovosa,no?
VR: Si (ride). Rimasi all’Olympic per un anno e mezzo, poi mi chiamarono i Miramar Ranger e andai al volo. Rimasi tre anni con loro. La prima esperienza è stata tranquilla, nella seconda sono stato proprio bene e abbiamo vinto due campionati regionali.
I: A quel punto è arrivata la grande proposta.
VR: Mi chiamano ai Wellington Phoenix – squadra neozelandese che gioca nella A-League australiana. Unico caso al mondo di una squadra che appartiene a una federazione di una confederazione ma che gioca nel campionato di un’altra. Mal di testa australi – e accetto al volo. Sono rimasto 3 anni come video analyst e ho avuto l’opportunità di essere aggregato alla nazionale neozelandese, un’altra esperienza fantastica.
I: Poi arriva un’altra sliding door nella tua vita. Ti chiamano a Samoa.
VR: Lì tutto è cambiato.

VR: Vivere a Samoa è un’esperienza unica. A noi (lui e la sua famiglia, ndr) manca tutti i giorni. Se dovessi dire ai miei figli di preparare le valigie per partire sarebbero pronti in un secondo.
I: C’è qualcosa che ancora oggi ti porti dietro dai giorni samoani?
VR: Sono tante le cose che ti rimangono quando hai la possibilità di abitare e lavorare in un luogo così meraviglioso. Per farti un esempio pratico. Dopo aver vissuto a Samoa ci siamo abituati a mangiare pesce fresco. Ogni mattina ci alzavamo alle 6:30 per andare al mercato e comprare tonni appena pescati. Un tonno intero lo pagavamo 20 dollari neozelandesi (12 euro!), praticamente niente. Devo dire che pesce così non ne abbiamo più trovato. Poi c’è l’idea del tempo e lì davvero tutto cambia.
I: Ideal del tempo che per un europeo non deve esser facile da comprendere, giusto?
VR: L’Oceania mette alla prova tutti i tuoi modi pensare e agire. Lo metti in conto. Però il rapporto con il tempo che hanno a Samoa è decisamente particolare. Devi partire dal presupposto che devi vivere rilassato senza stressarti, perché se pensi di tenere i tuoi ritmi da uomo occidentale puoi andartene dopo una settimana. A me capitò un evento che è emblematico. A Samoa io sono andato per fare il Direttore Tecnico della nazionale maschile, ma poi ho anche allenato l’U20 maschile e l’U17 femminile. Nell’estate del 2019 ho stabilito con la Federazione di andare a vedere le nazionali che avremmo affrontato ad agosto. Dico alle ragazze di presentarsi puntuali all’allenamento del giorno dopo perché sarei dovuto scappare per prendere l’aereo. Inizio previsto alle 16. Una della calciatrici si è presentata solo alle 17:30 e che candidamente ha detto che si era addormentata (ride).
I: Arriva il momento in cui decidi di tornare in Nuova Zelanda.
VR: Mi mancava il calcio e con il groppo in gola io e mia moglie abbiamo deciso di trasferirci ad Auckland.

I: Che tipo di allenatore è Valerio Raccuglia?
VR: A me piace che i giocatori abbiamo una parte importante nel progetto. Io parlo molto con loro e ascolto quello che dicono e insieme costruiamo il progetto. Per me è importartene che i giocatori siano prima cosa brave persone e che si integrano nel gruppo. Gli insegnamenti sono: Avete una buona attitudine, lavorare sodo. Togliere le scuse e essere tutti responsabili di quello che facciamo.

Valerio Raccuglia è uno di quegli allenatori con cui staresti ore a parlare. I suoi racconti sono conditi da grande umanità e dalla profondità di chi ha visto il mondo. Perché far ripetere uno schema può riuscire a tanti, ma insegnare uno sguardo sul mondo non è da tutti.

Qui sotto trovate la live che abbiamo fatto sul canale in cui Valerio Raccuglia ci ha raccontato anche altre belle cose di sè e della sua esperienza in Oceania.

Fonte immagine copertina: archivio personale di Valerio Raccuglia

Fonte consultata: intervista diretta a Valerio Raccuglia

Segui le nostre live in cui trattiamo questi e altri argomenti!